I Costumi

Vecchie stampe dell’Ottocento e qualche antica, ingiallita fotografia trovata in case contadine scampate al terremoto del 1908, hanno riportato alla memoria un modello di costume popolare calabrese, dal quale il Gruppo Pellarese non ha inteso discostarsi in maniera significativa. I costumi del gruppo sono quelli che nei giorni di festa venivano indossati da pastori, massaie e contadini visto che nelle scene si rappresenta la vita quotidiana di questi personaggi, di sicuro meno belli e appariscenti di quelli dei Baroni e delle rispettive mogli.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dopo un’accurata ricerca fatta dai compagni del gruppo, da amici appassionati delle tradizioni e grandi conoscitori in questo campo, si è tornati al costume originario perfezionandolo in alcuni particolari. Il gruppo ha cercato così di rimanere il più possibile vicino all’originalità del costume tenendo conto anche delle varie esigenze di colore e di scenografia. 

 

 

 

 

 

 

Abito Maschile

lL costume maschile si compone di un gilet monopetto in velluto pesante, tinta unita, lavorazione a disegni minuti con bottoncini metallici. I calzoni, anch’essi di velluto, coprono sino all’altezza delle ginocchia, mentre i mutandoni di cotone coprono fino alla caviglia; la camicia anch’essa di cotone, è generalmente di colore bianco a tre bottoncini e collo a fascetta.
Il Costume si completa con una giacca anch’essa di velluto nero solitamente portata sulle spalle. Ai Piedi, sopra le calze di lana pesante (marrone o bianche), le tipiche calzature popolari (CALANDREDDHI), di pelle di suino o bovino, allacciate per tutto il polpaccio con stringhe di cuoio. Gli accessori del costume maschile sono costituiti poi da un fazzoletto (Camuffo), e da una fascia di cuoio, armata di bottoni metallici che facevano da protezione alla vita.

 

 

 

 

 

 

 

 

Abito Femminile

L’abito femminile è caratterizzato da un ampia veste arricciata sui fianchi,lunga fino alle caviglie e allacciata sul petto; La parte superiore del vestito, sostituisce il classico IPPUNI (vecchio panciotto con maniche lunghe), molto scollato e poco pratico per le massaie nei momenti di lavoro;
Inoltre la camicia di lino bianco è orlata con merletti di pizzo; il lungo vestito copre i caratteristici mutandoni (di lino o cotone), ricamati a mano sulla parte finale della gamba.
Per concedere poi un tocco di eleganza all’abito femminile pur senza alterarne la tipicità, era consentito abbinarci a scelta, o anche insieme, un grembiule, un foulard colorato, (MUCCATURI), uno scialle e un copricapo calante fino alla schiena fatto di pizzo, con ricami e merletti (per motivi coreografici poi viene leggermente accorciato).